Come funziona l’autosabotaggio
È arrivato il momento di andare in vacanza e, puntualmente, ti ammali? Dopo un anno intero di lavoro aspetti con ansia la tua meritata pausa… e proprio allora il corpo ti rema contro.
Oppure ti è capitato di dimenticare, più e più volte, un gesto semplice come portare un regalo a una persona? O di ritrovarti immerso per ore in attività non programmate – come guardare serie TV o navigare online – lasciando indietro compiti importanti?
Questi comportamenti, che a prima vista possono sembrare semplici distrazioni o abitudini innocue, sono spesso segnali di autosabotaggi profondamente radicati nel nostro subconscio.
Nel suo libro I segreti del subconscio, il dottor Luciano Rizzo ci accompagna alla scoperta di questi meccanismi nascosti e ci offre strumenti concreti per liberarci da reazioni automatiche e schemi mentali limitanti. Un testo che non è solo uno dei libri per l’estate da mettere in valigia, ma un vero compagno di viaggio interiore per chi vuole fare pace con sé stesso.
Guarda subito il video qui sotto per scoprire come riconoscere i segnali dell’autosabotaggio e quali strategie pratiche puoi adottare per liberartene.
Indice dei contenuti
Che cos’è l’autosabotaggio e perché ci riguarda tutti
L’autosabotaggio non è un semplice “difetto di carattere” o un segno di scarsa forza di volontà. È, piuttosto, un meccanismo di difesa dell’inconscio che – nel tentativo di proteggerci da rischi percepiti o da vecchie ferite emotive – finisce per ostacolarci proprio nei momenti in cui vorremmo fare un passo avanti.
Secondo il dottor Luciano Rizzo, medico specializzato in intolleranze alimentari, medicina ortomolecolare, omotossicologia e odontoiatria naturale, molte delle nostre scelte più importanti – dal lavoro alle relazioni, dalle abitudini quotidiane alle decisioni di lungo periodo – possono essere influenzate da condizionamenti esterni e paure profonde, spesso radicate nell’infanzia. Questi schemi, assorbiti senza che ce ne rendiamo conto, guidano in modo silenzioso il nostro comportamento, facendoci credere che certe decisioni siano “naturali” o “inevitabili”.
Ecco perché possiamo arrivare a:
- Scegliere un percorso di studi che non ci rappresenta, solo per compiacere le aspettative della famiglia o della società.
- Restare in un lavoro che non amiamo, per paura dell’incertezza o di non essere all’altezza di un cambiamento.
- Accettare relazioni poco appaganti, scambiando la stabilità o la sicurezza economica per felicità.
- Riempire le giornate di attività automatiche e dispersive, come lunghe ore davanti alla TV, scroll infinito sui social o impegni che ci fanno sentire “occupati” ma non realizzati.
Il problema è che, nel tempo, questi comportamenti sottraggono energia vitale, offuscano la chiarezza mentale e ci allontanano progressivamente da ciò che vogliamo davvero.
I piccoli segnali quotidiani dell’autosabotaggio
Molti autosabotaggi non si presentano come grandi eventi o decisioni drastiche, ma si insinuano nelle pieghe delle nostre giornate attraverso gesti, ritardi e abitudini che a prima vista sembrano innocue. Eppure, se osservati con attenzione, diventano veri e propri campanelli d’allarme.
Nel libro I segreti del subconscio (clicca su questo link per acquistarlo su Amazon), il dottor Luciano Rizzo ci invita a guardare oltre la superficie e a interpretare questi comportamenti per ciò che realmente sono: segnali inconsci di un equilibrio interiore che si sta incrinando. Non si tratta di “semplice disorganizzazione” o “pigrizia”: sono modi con cui la nostra mente comunica che qualcosa, dentro di noi, richiede attenzione.
Esempi di segnali inconsci:
- Dimenticanze ricorrenti – ti capita di lasciare spesso a casa oggetti importanti, di scordarti compiti fondamentali o di dimenticare appuntamenti fissati da tempo. Non è solo distrazione: a volte è il subconscio che resiste a un impegno che non senti davvero tuo.
- Eccesso di lavoro – giornate da 12 ore diventano la normalità, fino a spingerti verso il burnout. Il lavoro, in questo caso, può trasformarsi in un alibi per non affrontare aree della vita che ti mettono a disagio.
- Evasione costante – viaggi, uscite o attività che, invece di arricchirti, servono solo a riempire vuoti interiori o a sfuggire da situazioni che non vuoi affrontare.
- Dipendenze leggere – shopping compulsivo, maratone di serie TV, ore trascorse a scrollare sui social: un modo per anestetizzare emozioni scomode, mascherando insoddisfazione o ansia.
- Sbadataggine fisica – perdere la strada in luoghi conosciuti, fare errori banali o subire piccoli incidenti domestici: il corpo, attraverso l’attenzione che cala, segnala che la mente è altrove.
Riconoscere questi segnali è il primo passo per interrompere il circolo vizioso dell’autosabotaggio. Il segreto è non giudicarsi, ma ascoltare ciò che questi comportamenti vogliono dirci: forse è il momento di fermarsi, riconsiderare le priorità e capire quale parte di noi sta cercando di farsi sentire.
Il legame tra energia vitale e scelte inconsapevoli
Uno dei concetti più potenti che Luciano Rizzo condivide nel suo libro è l’idea che ogni volta che prendiamo una decisione non allineata ai nostri desideri più autentici, creiamo un vero e proprio debito energetico.
Questo non riguarda solo le grandi scelte di vita, come il lavoro o la persona con cui condividiamo il nostro tempo, ma anche le piccole decisioni quotidiane: accettare un impegno che non vogliamo, dire “sì” quando vorremmo dire “no”, o continuare a fare attività che ci svuotano anziché nutrirci.
Quando agiamo per paura, per senso del dovere mal interpretato o per compiacere gli altri, iniziamo a vivere in una condizione di perdita costante. È come avere una tanica piena di energia con un piccolo foro sul fondo: a ogni passo, quella riserva si svuota senza che ce ne rendiamo conto.
Con il tempo, questo debito energetico si accumula e presenta il conto sotto forma di stanchezza cronica, irritabilità, calo di motivazione e persino difficoltà di concentrazione. La vita diventa un insieme di “devo” anziché di “voglio”, e questo stato di costante disallineamento logora non solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito.
Come funziona l’inconscio secondo Luciano Rizzo
L’inconscio, spiega Luciano Rizzo, è come un archivio vivente che custodisce schemi, paure e convinzioni radicati nelle esperienze dell’infanzia. È lì che impariamo – spesso senza accorgercene – cosa significa essere al sicuro, meritare attenzione o evitare il dolore. Questi schemi diventano delle “tracce” che continuano a guidare le nostre scelte da adulti, anche quando non sono più utili alla nostra vita presente.
Molti autosabotaggi nascono proprio da due paure di base: “non avere abbastanza” o “avere troppo”. Nel primo caso, possiamo finire per vivere in uno stato di allerta costante, accumulando impegni, beni o relazioni per paura di restare senza. Nel secondo, possiamo sabotare opportunità e successi perché inconsciamente temiamo che non saremo in grado di gestirli o che li perderemo.
Rizzo individua tre dinamiche chiave del funzionamento dell’inconscio:
- Tensione emotiva minima e massima – L’inconscio, un po’ come un serbatoio, ha bisogno di un certo livello di stimolazione per sentirsi “vivo”. Troppa tensione lo manda in tilt, troppo poca lo porta alla noia e alla ricerca di stimoli forti, anche se dannosi.
- Ricerca di emozioni – Se non riceviamo soddisfazione emotiva autentica – come il senso di realizzazione in un progetto o la connessione sincera in una relazione – cerchiamo surrogati veloci, la cosiddetta “benzina emotiva” in fonti di bassa qualità: junk food emotivo come scroll infinito sui social, acquisti impulsivi o drammi relazionali.
- Risposta automatica – Gran parte delle azioni che compiamo ogni giorno non passano da una valutazione razionale. Sono guidate da schemi automatici che abbiamo interiorizzato anni fa e che oggi si attivano senza che ce ne accorgiamo.
Comprendere queste dinamiche è il primo passo per smettere di vivere con il pilota automatico inserito e iniziare a scegliere consapevolmente le nostre reazioni.
L’influenza dei condizionamenti esterni
Pubblicità, social media, educazione scolastica e contesto familiare plasmano silenziosamente la nostra idea di successo, felicità e persino di ciò che riteniamo desiderabile. Ci vengono proposti modelli e obiettivi che, se non messi in discussione, rischiano di diventare una sorta di “copione prestabilito” che recitiamo senza rendercene conto.
Il problema è che, a forza di assorbire questi stimoli, finiamo per scambiare bisogni indotti per bisogni reali. È così che possiamo ritrovarci a inseguire la casa perfetta, il lavoro più prestigioso o l’ultima novità tecnologica, senza fermarci a chiederci se rispondono davvero a ciò che ci fa stare bene.
Come sottolinea Rizzo:
“Ogni volta che una pulsione ti spinge a fare qualcosa, chiediti: viene da un mio bisogno reale o da un condizionamento esterno?”
Questa domanda, tanto semplice quanto potente, è già un atto di consapevolezza. È il momento in cui interrompi il pilota automatico e ti concedi di osservare da dove nasce davvero quel desiderio o quella urgenza. Spesso la risposta non è immediata, ma aprire questo spazio di riflessione è il primo passo per fare scelte più autentiche e meno dettate dall’influenza esterna.
Il linguaggio del corpo come rivelatore dell’inconscio
Il nostro corpo è un traduttore instancabile di ciò che accade nel mondo interiore. Spesso “parla” molto prima che la mente abbia formulato un pensiero consapevole, rivelando emozioni, tensioni e conflitti che magari non siamo pronti ad ammettere nemmeno a noi stessi.
Gesti come toccarsi il naso, accarezzarsi i capelli, incrociare le braccia, muovere continuamente una gamba o giocherellare con una penna mentre si parla non sono semplici abitudini: possono essere microsegnali di ansia, disagio, insicurezza o, al contrario, di apertura e curiosità.
Rizzo sottolinea come il linguaggio non verbale sia uno dei canali più diretti per osservare il funzionamento dell’inconscio, ma invita anche alla prudenza: interpretare un singolo gesto in modo isolato può portare a conclusioni errate. Un osservatore esperto non si limita a “leggere” il gesto, ma lo colloca nel contesto, lo confronta con altri segnali coerenti e, se possibile, lo verifica con la persona stessa.
In questo senso, imparare a cogliere i segnali del corpo — proprio e altrui — diventa uno strumento potente non solo per riconoscere i nostri autosabotaggi, ma anche per intercettarli nel momento stesso in cui si manifestano. È lì, nell’istante in cui emerge un gesto automatico, che si apre la possibilità di interrompere lo schema e scegliere consapevolmente un’azione diversa.
La creatività soffocata e le scelte di vita
Secondo Rizzo, una delle radici più profonde degli autosabotaggi affonda nel modo in cui siamo stati educati. Il sistema scolastico e, più in generale, il contesto sociale in cui cresciamo, tende a premiare la logica, la ripetizione di schemi consolidati e la conformità alle regole, a scapito dell’immaginazione e della sperimentazione.
Sin da bambini veniamo spesso valutati per la nostra capacità di dare “la risposta giusta” piuttosto che per la nostra abilità di fare domande nuove o proporre soluzioni originali. Questa impostazione, se non bilanciata, finisce per soffocare progressivamente la creatività e il pensiero critico, due competenze fondamentali non solo per innovare, ma anche per capire chi siamo e cosa vogliamo.
Il risultato? Da adulti, quando ci troviamo di fronte a scelte importanti — un cambio di lavoro, una nuova relazione, un trasferimento — possiamo provare un senso di paralisi. Domande come “Cosa voglio davvero?” o “Qual è la strada giusta per me?” diventano improvvisamente difficili da affrontare, proprio perché non siamo stati allenati a immaginare possibilità fuori dagli schemi.
Allenare la creatività e il pensiero critico, sottolinea Rizzo, non è un lusso riservato agli artisti o agli intellettuali: è un atto di sopravvivenza emotiva e mentale. Significa riappropriarsi della capacità di scegliere in base ai nostri desideri autentici, e non solo alle aspettative esterne. È un passo essenziale per riconoscere gli autosabotaggi e, finalmente, superarli.
Come liberarsi dagli autosabotaggi
Il cuore del libro di Luciano Rizzo non si limita a svelare i meccanismi nascosti dell’autosabotaggio, ma offre anche strumenti concreti per interrompere questi schemi e riprendere in mano le proprie scelte. L’autore sottolinea che il cambiamento non avviene dall’oggi al domani: richiede pratica, costanza e soprattutto la volontà di osservare con onestà ciò che ci accade dentro.
Strategie per agire da soli
Liberarsi dagli autosabotaggi inizia da un lavoro di autoindagine.
- Porsi domande chiare: chiedersi con sincerità “Voglio davvero questa cosa o questa persona?” può sembrare banale, ma spesso non lo facciamo. Molte decisioni nascono da automatismi o dal desiderio di compiacere, e mettere in discussione queste spinte è il primo passo verso la libertà.
- Ascoltare il corpo: il nostro sistema nervoso è un radar infallibile. Se un pensiero o una scelta generano tensione, rigidità muscolare o un respiro più corto, c’è un segnale da non ignorare. Al contrario, sensazioni di apertura e rilassamento indicano che siamo più vicini a ciò che ci fa bene.
- Coltivare consapevolezza: pratiche come la meditazione, la scrittura riflessiva o semplicemente momenti di silenzio senza distrazioni aiutano a creare quello spazio interiore in cui riconoscere i nostri schemi e decidere se vogliamo mantenerli o cambiarli.
Strategie con il supporto di altri
A volte, rompere il circolo vizioso dell’autosabotaggio richiede uno specchio esterno.
- Percorsi di coaching o psicoterapia: professionisti qualificati possono aiutare a individuare schemi ricorrenti e fornire strumenti personalizzati per affrontarli.
- Confronto con persone di fiducia: parlare con qualcuno che ci conosce bene, e che sa ascoltare senza giudicare, può offrire nuove prospettive e rompere l’isolamento che l’autosabotaggio spesso crea.
- Gruppi di crescita personale: condividere esperienze con persone che stanno attraversando sfide simili rafforza la motivazione e permette di apprendere strategie che da soli non avremmo considerato.
Rizzo ricorda che liberarsi dagli autosabotaggi non significa “non sbagliare più”, ma imparare a riconoscere subito quando stiamo tornando in vecchi schemi e avere gli strumenti per correggere la rotta.
Equilibrio: la chiave tra consapevolezza e automatismo
Rizzo mette in guardia da due trappole che, pur opposte, hanno lo stesso effetto paralizzante: da un lato la rigidità assoluta, che ci spinge a pianificare e controllare ogni minimo dettaglio, soffocando così la spontaneità e la creatività; dall’altro l’eccessiva contemplazione, che ci fa passare più tempo a riflettere, analizzare e “prepararci” piuttosto che agire.
La vera forza, secondo l’autore, sta nel coltivare un equilibrio dinamico: un punto d’incontro in cui la consapevolezza diventa bussola e non catena, e l’azione rimane fluida, libera di adattarsi alle circostanze. Significa saper fermarsi per ascoltarsi, ma anche avere il coraggio di muoversi senza aspettare che ogni variabile sia perfetta.
Questo equilibrio è ciò che ci permette di vivere in modo intenzionale: compiere scelte che risuonano con i nostri valori, pur lasciando spazio all’imprevisto e alla scoperta. È un’arte che si allena ogni giorno, alternando momenti di introspezione e momenti di slancio, in un continuo dialogo tra mente consapevole e automatismi sani.
Perché questo libro è perfetto anche come lettura estiva
Molti libri da leggere in vacanza puntano tutto sull’intrattenimento leggero, sulla spensieratezza, sul farti staccare la mente. I segreti del subconscio di Luciano Rizzo, invece, è un compagno di viaggio diverso: ti accompagna sì nei momenti di relax, ma lo fa stimolandoti a riflettere su aspetti profondi della tua vita. È uno di quei libri per l’estate che non solo ti intrattiene, ma ti lascia con qualcosa di tangibile: strumenti concreti per riconoscere e superare i tuoi autosabotaggi, così da tornare a casa non solo riposato, ma anche più consapevole e determinato.
Non è semplicemente un saggio di psicologia da scaffale, ma un vero invito all’esplorazione interiore. Ti sprona a guardarti dentro senza filtri, a mettere a fuoco schemi e condizionamenti che ti frenano e a decidere, con lucidità e coraggio, come affrontarli. Leggerlo sotto l’ombrellone o in una sera d’estate non significa appesantire le vacanze, ma sfruttare quel momento di distacco dalla routine per dare una direzione nuova e più autentica al tuo rientro.
Conclusione: l’inizio di un dialogo con te stesso
Liberarsi dagli autosabotaggi non è una meta da raggiungere in fretta e archiviare, ma un processo vivo, fatto di piccoli passi, ricadute e nuove consapevolezze. È un dialogo continuo con te stesso, in cui impari a distinguere ciò che ti appartiene davvero da ciò che ti è stato imposto da paure, abitudini e condizionamenti esterni.
Come ricorda il dottor Luciano Rizzo, ogni scelta che nasce in sintonia con i nostri bisogni più autentici è un atto di amore verso sé stessi. Non si tratta di cambiare tutto dall’oggi al domani, ma di imparare a fare spazio, a togliere il superfluo, a riconoscere quando stiamo agendo per abitudine e quando, invece, stiamo scegliendo davvero.
Se in questa estate stai cercando non solo libri da leggere in vacanza, ma un testo capace di aprire nuove prospettive, I segreti del subconscio è molto più di un compagno di ombrellone. È uno strumento per ripensare il tuo modo di vivere, di scegliere e di reagire, e ti accompagnerà ben oltre il ritorno alla routine.
E se vuoi approfondire i concetti più potenti del libro e scoprire le mie riflessioni personali su come riconoscere e liberarti dagli autosabotaggi, guarda il video integrale su YouTube: lì troverai esempi concreti, frasi tratte dal testo e spunti pratici da mettere subito in azione.
Il momento di iniziare questo viaggio interiore non è “quando avrò tempo”: è adesso.
Francesca Padovese – Book Strategist
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